Nel corso del 2020 abbiamo sentito nominare molte volte la parola podcast, ma cosa significa esattamente questo termine?

La parola podcast viene definita come un file audio digitale, solitamente di natura seriale o a episodi, distribuito attraverso internet e fruibile su computer, lettore MP3 o altri device, ad esempio smartphone e smart speaker. Il materiale è fruibile online o può essere scaricato ed ascoltato offline in un secondo momento.

Secondo l’opinione di alcuni, il termine podcast deriva dalla fusione di due parole: iPod e broadcasting. Altre versioni indicano che il termine discenda dall’acronimo Personal Option Digital CAST o Personal On-Demand Broadcast, per evitare che la tecnologia venisse collegata esclusivamente all’azienda Apple. Da un punto di vista strettamente linguistico dunque non esiste una definizione univoca della parola podcast.

L’origine più avvalorata di questo termine risale al 2004, quando venne pubblicato l’articolo di Ben Hammersley sul giornale The Guardian intitolato “Audible Revolution”, nella quale l’autore ricercava un termine adatto per definire questo nuovo fenomeno di file audio disponibili su strumenti facilmente trasportabili; una rivoluzione per gli amanti della radio.

But what to call it? Audioblogging? Podcasting? GuerillaMedia?”

Da quel giorno la parola podcast si diffuse a macchia d’olio, tant’è che nel 2005 il New Oxford American Dictionary sancì questo termine come parola dell’anno.

Per capire l’ascesa e l’interesse della popolazione nei confronti dei podcast possiamo servirci di Google Trend, uno strumento che rappresenta graficamente la modifica del grado di interesse degli utenti nel corso degli anni.

Interesse nel tempo della parola “Podcast” | Fonte: Google Trend

 

Analizzando il grafico possiamo rilevare l’interesse per il termine a livello mondiale, in questo caso riferito al periodo di tempo che va da quando il termine è stato coniato nel 2004 ad oggi (i numeri rappresentano l’interesse di ricerca rispetto al punto più alto del grafico in relazione alla regione e al periodo indicati. Il valore 100 indica la maggiore frequenza di ricerca del termine, 50 indica la metà delle ricerche. Un punteggio pari a 0, invece, indica che non sono stati rilevati dati sufficienti per il termine).

Dal grafico notiamo la crescita vertiginosa dell’interesse a partire dal 2004, subito dopo la nascita del termine, fino a raggiungere il primo picco nel gennaio del 2006. L’interesse si è successivamente stabilizzato per un certo numero di anni, fino al conseguimento di un nuovo apice verso la fine del 2014. Da quel momento è stata registrata una crescita progressiva dell’interesse, che arriva a toccare il picco più alto mai raggiunto finora nel maggio del 2020 (non a caso durante il lockdown causato dal Covid-19).

Per farla breve, il podcast non è mai stato così popolare come nel 2020.

Il mercato dei podcast è in forte crescita non solo a livello mondiale, ma anche in Italia: nel 2019 gli ascoltatori hanno raggiunto i 12,1 milioni con un incremento del 16% e di quasi 2 milioni di persone rispetto al 2018 (10,3 milioni). Nel 2020 l’ascesa del settore non si è arrestata, raggiungendo quota 13,9 milioni di ascoltatori con un incremento del 15% rispetto al 2019 (quasi 2 milioni di persone).

La piattaforma Spotify, player indiscusso del settore audio con una comunità di circa 286 milioni di utenti attivi in tutto il mondo, afferma che circa il 19% dei fruitori del proprio servizio ascolta podcast, crescendo del 16% rispetto al trimestre precedente. Ciò si traduce in più di 54 milioni di ascoltatori.

L’ambiente domestico è il preferito per l’ascolto di podcast che, grazie alla loro versatilità, esattamente come la radio, vengono ascoltati svolgendo altre attività dal 94% degli utenti, come viene evidenziato dalla ricerca di BBC Global NewsAudio: Activated”. Secondo tale ricerca questa metodologia di ascolto non influenza l’attenzione degli utenti, anzi: è stato dimostrato che gli utenti impegnati in altre attività durante l’ascolto permettono di ottenere punteggi più alti per quanto riguarda l’engagement, l’intensità emotiva e la memoria a lungo termine del podcast.

Grazie a queste particolarità, l’interesse e gli investimenti verso questo strumento sta progressivamente crescendo anche nell’ambito business; gli ascoltatori di branded podcast creano delle associazioni nel subconscio con il brand, spingendoli al compiere azioni come ricercare un prodotto sul sito web, seguire le pagine social dell’azienda o semplicemente parlare del podcast ad altre persone e quindi, indirettamente, parlare del brand. Il branded podcast è uno strumento molto potente che consente all’azienda di farsi conoscere in modo efficace, di dare voce al proprio brand tramite un racconto emozionante, un approfondimento o uno storytelling, trasmettendo i propri valori e descrivendo i propri prodotti.

Secondo la ricerca di BBC Global News la natura del podcast, intima e colloquiale, crea un elevato stato di coinvolgimento che si traduce nell’aumento della riconoscibilità e della consapevolezza del marchio, nonché dell’intenzione di acquisto. Inoltre, secondo la ricerca Ipsos “Digital Audio Survey – 2° Edizione”, il 49% degli utenti afferma di aver compiuto un’azione nei confronti del brand in seguito all’ascolto di un podcast e il 69% degli utenti ricorda di aver ascoltato dei messaggi pubblicitari abbinati al podcast, portandoli a compiere delle azioni verso il brand. L’audio è un’area di grande sviluppo e un’opportunità per le aziende. È una nuova occasione di costruzione di messaggi per raggiungere il proprio target di riferimento in momenti che si pensavano irraggiungibili, cioè quando gli utenti sono impegnati nel compiere altre azioni, senza perdere l’efficacia di questa interazione.

Ultima news nel mondo dell’audio è l’interessante app Clubhouse, il nuovo social network del momento basato sulla voce: un mix tra messaggi vocali e podcast, grazie al quale gli utenti possono interagire e discutere live in formato vocale. Al momento l’applicazione è disponibile solo su Apple e si può accedere soltanto a seguito dell’invito da parte di un amico già iscritto; considerando anche le caratteristiche interne, resta ancora molto da fare sul piano della user experience.

A giudicare dalle premesse, non escludiamo una crescita esponenziale come è avvenuto per TikTok… Sicuramente scopriremo presto se si trattava di un fuoco di paglia o della nuova frontiera dei social media!